Il blog delle famiglie dell'Associazione SCARABOCCHIANDO A CASA DI…

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L’ arrivo di settembre rappresenta per tanti genitori e per i loro bimbi un momento dell’anno importante; per quelle famiglie che hanno scelto di mandare i loro figli al nido si avvicina l’inizio dell’inserimento o ambientamento. Un momento di passaggio dalle vacanze estive trascorse tra le coccole di mamma, papà e i nonni, figure primarie, conosciute e rassicuranti per i più piccoli, alla conoscenza (per chi affronta il nido per la prima volta) o al ritrovo (per chi ha già frequentato il nido l’anno precedente) di educatrici e amici nuovi, estranei e tutti da scoprire.

Inserire un bimbo al nido significa portarlo in un ambiente nuovo e sconosciuto … nuovi arredi, nuovi spazi, nuove routine, ma soprattutto nuove persone con cui entrare in sintonia per trascorrere parte della giornata serenamente.

Le emozioni in gioco sono molteplici e interessano non solo i più piccoli ma anche gli adulti, genitori ed educatrici.

Per tante famiglie è il primo vero distacco … è un lasciare momentaneamente il proprio piccolo a qualcuno diverso da te che si prenderà cura di lui; il nido pertanto rappresenta il luogo che accoglie un’intera famiglia aiutandola ad affrontare, tramite tempi e modalità rispettose dei legami affettivi, questa separazione.

Questo delicato momento spesso è accompagnato dalla preoccupazione; preoccupati di chi si incontrerà, di come il bimbo trascorrerà la giornata, se piangerà in assenza della mamma, se riuscirà ad interagire con gli altri, se riuscirò a tranquillizzarsi in caso di pianto, se riuscirà a mangiare e a dormire ecc … si tratta di un incontro tra sconosciuti e l’inserimento è necessario per accorciare quella distanza che inizialmente è carica di ansia, un momento prezioso per iniziare a creare fiducia reciproca, per affidare ed affidarsi.

In tal senso è fondamentale, per costruire conoscenza e aiutare i piccoli a crescere, mettere al centro del rapporto tra famiglia ed educatrice il benessere dei piccoli. L’ inserimento quindi è l’occasione per i genitori per aiutare l’educatrice a conoscere le abitudini del proprio bimbo e per l’educatrice aiutare il piccolo ad avvicinarsi alla nuova situazione e la famiglia a conoscere il proprio figlio anche in un contesto diverso da quello familiare.

È un viaggio che se fatto insieme, nel rispetto delle funzioni reciproche, diventa interessante e divertente per entrambi i contesti, familiare e scolastico; anche il pensare che l’inserimento sia un ponte che favorisce un passaggio e che l’esperienza al nido sia una risorsa per i bimbi e non solo un luogo dove metterli mentre si lavora, aiuta a trasformare l’ansia e la preoccupazione in fiducia.

In bocca al lupo a tutti i nidi di Scarabocchiando a casa di… per questa nuova avventura!

Dott.ssa Paola Izzo

Psicologa e Psicoterapeuta associata

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Sullo stesso argomento:

VIDEO: L’inserimento nei Nidi Famiglia Scarabocchiando a casa di….” a cura della Dott.sa Patrizia Carrozzo – 2015

DISPENSE: schede in PowerPoint a cura della Dott.ssa Roberta Schembri

VIDEO: l’inserimento nel nido famiglia, il pianto, il temperamento e le competenze del bimbo. A cura del Dott. Martino Nardelli.

VIDEO: I primi passi nel Nido Famiglia, a cura della Dott.ssa Patrizia Carrozzo – 2014

 


Pubblichiamo oggi l’elaborato del Nido Famiglia Scarabocchiando a casa di Barbara e Leonardo, con sede ad Acilia (Roma): una bellissima canzone dedicata a Scarabocchiando a casa di…

Noi ci siamo commossi… chissà che non faccia lo stesso effetto anche voi?!

Testo della canzone

Ci sono favole, dietro le nuvole, che non possiamo leggere noi, ma c’è qualcuno che potrà leggerle anche a me ! 

Bamboline, macchinine, pennarelli sono qui! Intanto i nostri bimbi crescono a Scarabocchiando a casa di …

E Pinocchio finalmente avrà un nasino in su, Cenerentola in blue jeans con le scarpe da tennis rosa flou! 

I sette nani son cresciuti è son due metri un po’ di più ! 

Ci sono favole dietro le nuvole che mi puoi leggere solo tu ! Solo tu !

 

 


IN onda sulla web-radio Scarabocchiando la trasmissione Learning Tower! ascoltaci su http://airtime.scarabocchiando.info/  Da Smartphone, Tablet, PC, Mac. IN ONDA dal lunedì al venerdì alle 11.30 ed in replica alle 17.00!!!

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Psicologa della rete nazionale di Nidi famiglia Tagesmutter, Nidi Domiciliari, P.G.E. e Servizi integrativi ed innovativi per la prima infanzia Scarabocchiando a casa di…

SPESSO durante il mio lavoro con i bambini mi sono trovata a dover gestire momenti di collera che il bambino mostrava quando non veniva esaudito un suo desiderio, perché pericoloso, o inappropriato. Cosa che generalmente accade in tutti i nidi, o a casa.

Mi sono sempre domandata che funzione avesse la punizione, la sedia della camomilla, o chiedere al bambino di andare a riflettere. Mi sono data una risposta quando ho cominciato a conoscere più da vicino il cervello del bambino dal punto di vista neuro scientifico, e la risposta che mi sono data è stata: NON SERVE A NULLA!!!

Proverò a spiegarvi il motivo di questa risposta e soprattutto il metodo che poi mi sono inventata per permettere al bambino di prendere consapevolezza del proprio stato d’animo e riuscire ad aiutarlo a migliorare il rapporto con le regole.

Partiamo dalla presentazione del cervello del bambino, per fare questo utilizzerò un esempio utilizzato da Daniel Siegel neuro scienziato che da anni si occupa di favorire la conoscenza del cervello umano attraverso i suoi libri chiari e semplici.

Immaginiamo che il vostro cervello sia una casa, con un piano di sotto e un piano di sopra.

Il “piano di sotto” comprende il tronco encefalico (talvolta chiamato “tronco cerebrale”) e la regione limbica situati nella parte inferiore del cervello (fra la parte superiore del collo fino all’incirca al dorso del naso). Gli scienziati definiscono più primitive queste aree del cervello poste in basso, perché sono responsabili delle funzioni di base (come la respirazione e il battito delle palpebre) di reazioni e impulsi innati (come risposta di “fuga e attacco” ossia la reazione in presenza di pericolo… e delle emozioni intense (come la rabbia e la paura)… È come il primo piano di una casa, dove si soddisfano tanti bisogni primari di una famiglia; qui si trovano quasi sempre la cucina, la sala da pranzo, un bagno… È nel piano inferiore che ci si occupa delle funzioni di base…

Il “piano di sopra” del cervello è completamente diverso, è costituito da una corteccia cerebrale e dalle sue diverse parti, in particolare quelle che si trovano dietro la fronte, fra cui la corteccia prefrontale mediale …  il piano di sopra è più evoluto ed è in grado di darci una visione più ampia del nostro mondo… È qui nel piano superiore più luminoso e fornito di ampie vetrate, che avvengono i processi mentali più complessi, come il pensiero, l’immaginazione e la pianificazione.

Un bambino in cui la parte superiore del cervello funziona perfettamente mostrerà alcune delle caratteristiche di un essere umano maturo e sano (capacità di pianificare e di decidere con giudizio, la capacità di controllare il corpo e le emozioni, la comprensione di Sé, l’empatia, la moralità).

Compito dell’educatore/genitore è quello di aiutare il bambino a costruire una scala di integrazione che permetta di salire e scendere i due piani, per far lavorare queste due parti in modo integrato come fossero una squadra” (12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino, D. Siegel, T. Payne Bryson pag.50, Raffaello Cortina editore 2012).

Quindi partendo da questa conoscenza del cervello e sapendo anche che la parte inferiore è formata fin dalla nascita, e quella superiore si costruisce nell’arco di 24 anni, ho cercato di capire quale modo poteva favorire la costruzione della scala d’integrazione.

Ho pensato che dovevo partire dallo stato emotivo del bambino in collera, o impaurito o arrabbiato, e cercare di vedere se agendo sull’ascolto delle funzioni corporee come il battito del cuore, del respiro e dei muscoli, il bambino riusciva a calmarsi e soprattutto a prendere consapevolezza di ciò che gli stava accadendo in quel momento di difficoltà.

IL METODO

Quando il vostro bambino è nel bel mezzo di un pianto di rabbia, delusione, o di un capriccio, comunicate con lui,  dicendo ciò che vedete senza giudizio “ vedo che sei molto arrabbiato perché non ti ho dato/ ti hanno tolto… penso che il tuo cuoricino batte forte, il tuo respiro è veloce e i tuoi muscoli sono duri (connetto parte superiore e inferiore del cervello), perché non proviamo a calmarli insieme perché anche il mio cuore batte forte il mio respiro è veloce e i miei muscoli sono duri, perché anche io mi sto arrabbiando (naturalmente se siete arrabbiati anche voi perché non riuscite a gestire la situazione), altrimenti comunicate solo il suo stato emotivo e chiedeteli di raggiungervi sul divano o in un luogo calmo e sereno.  A questo punto chiedete al bambino di respirare insieme, con la mano ognuno sul proprio petto, e comunicateli che quando sentirà che il suo cuore il suo respiro e i suoi muscoli saranno più calmi potrà tornare a fare quello che stava facendo.

Proprio perché diamo al bambino questa autonomia nel decidere quando ha raggiunto un nuovo equilibrio corporeo, non possiamo decidere noi quando potrà tornare a giocare, ciò vuol dire che si sentirà calmo anche dopo 10 secondi dall’inizio della respirazione. Se dopo pochi minuti ricomincerà un nuovo capriccio riporteremo il bambino nuovamente all’ascolto di sé e così via anche per 20 volte al giorno, non stancatevi mai di proporre al vostro bambino il contatto con se stesso.

Importante: quando sarete voi a perdere le staffe per favore dichiarate la vostra rabbia ad alta voce e comunicate che il vostro cuore batte forte, che il vostro respiro è veloce e che i vostri muscoli sono duri e dopodiché andatevi a calmare respirando, il bambino vi osserverà e imparerà da voi a prendersi cura di sé, perché quale migliore insegnante di un adulto consapevole?

La punizione, la riflessione… non hanno nessun risultato poiché la parte superiore del cervello del bambino non è ancora formata, come fa a riflettere su qualcosa se non esiste il luogo della riflessione, ecco perché molti bambini alla domanda perché sei in punizione rispondono BOH!!!!!!

Chiedere al bambino successivamente di chiedere scusa per l’azione ha poco senso sempre perché non è ancora in grado si riflettere sulla relazione causa effetto, per cui ripeterà spesso quell’azione da noi adulti reputata scorretta, questa capacità si svilupperà nel corso degli anni successivi, poiché una scusa equivale a non ripetere più l’azione.

Allora insegniamo ai bambini a connettersi con le emozioni e imparare “mi dispiace di averti fatto male…. Di aver urlato… “questo crea la scala d’integrazione.

Buon ascolto delle vostre emozioni

Dott.ssa Patrizia Carrozzo

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