Il blog delle famiglie dell'Associazione SCARABOCCHIANDO A CASA DI…

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locandina scarabocchaindo 7 ott 17

Sabato 7 ottobre 2017 dalle ore 9:00 presso la PONTIFICIA FACOLTA’ DI SCIENZE DELL’EDUCAZIONE AUXILIUM, IN VIA CREMOLINO 141 – ROMA si terrà l’INCONTRO FORMATIVO sulla prevenzione degli incidenti in età pediatrica – Scarica qui il materiale informativo APERTO A TUTTI – CONSIGLIATO ai genitori, nonni, insegnanti ed educatori, Tagesmutter, personale delle mense.

  • In culla: la posizione durante il sonno e le caratteristiche dell’ambiente
  • In strada: trasportare i bambini in auto e le norme per quando gireranno per le strade e andranno in bicicletta
  • In casa: prevenire i traumi e le intossicazioni
  • In acqua: i consigli per evitare l’annegamento in piscina e in mare
  • A tavola: tagliare gli alimenti che attraggono maggiormente il gusto dei bambini e in che quantitativi somministrarli.
  • PROVA MANOVRE SU MANICHINI OBBLIGATORIA

Partecipazione gratuita, sarà richiesto, direttamente nella sede del corso, un contributo di € 10,00 a partecipante per l’acquisto del kit composto da libro, attestato poster “SIDS E DISOSTRUZIONE”

OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE: lasciare nome, cognome e numero di telefono, specificando “iscrizione al corso BIMBI SICURI” del 7 ottobre 201

email-logo
via e-mail a famiglieacasadi@gmail.com

telefono_318-138682telefonicamente allo 06/88.81.21.53 (lasciando eventualmente un messaggio in segreteria).

Vi risponderemo dandovi la conferma dell’iscrizione.

LE ISCRIZIONI SI CHIUDERANNO SABATO 30 SETTEMBRE 2017


LE EMOZIONI sono un fenomeno psicologico complesso e multidimensionale che oltre ad attivare cambiamenti di natura fisiologica ed espressiva, organizzano il rapporto con l’ambiente e con gli altri.

Tra le emozioni più precoci e primitive, oltre alla gioia e al dolore, c’è la rabbia. Difficilmente è possibile incontrare qualcuno che non si arrabbia mai e la rabbia appartiene anche ai bambini molto piccoli.

La società in cui siamo immersi tende ad inibire l’espressione della rabbia, considerandola un’emozione inadeguata e solo ed esclusivamente distruttiva, qualcosa da nascondere. In realtà provando a cambiare prospettiva e considerando la funzione evolutiva di qualunque emozione è possibile comprendere quanto non sia sbagliato provare questo o quel sentimento quanto piuttosto è il comportamento che segue una certa emozione a dover essere modulato, specie quello della rabbia che potrebbe portare in alcuni casi ad atteggiamenti aggressivi.

Mentre un adulto dovrebbe aver imparato nel corso della sua esistenza a gestire i sentimenti rabbiosi e trasformarli in azioni costruttive e non distruttive per i bambini la faccenda è più complicata perché non hanno ancora sviluppato la competenza emotiva e pertanto sprovvisti di strumenti adeguati per comprendere le proprie ed altrui emozioni non sono in grado di gestirli.

La rabbia dei bambini allarma, imbarazza, spiazza l’adulto che spesso per far fronte al sentimento di impotenza tende a reagire altrettanto nervosamente alimentando un circuito rabbioso e poco parlabile.

Ma allora cosa potrebbe essere più opportuno fare quando ci confrontiamo con le crisi di collera dei piccoli??? un aspetto utile potrebbe essere considerare la rabbia un sentimento naturale, adattivo e funzionale allo sviluppo dell’identità dell’IO; probabilmente quando i bambini si arrabbiano è perché sentono che un loro desiderio o stato di bisogno viene frustrato da qualcuno, amico, genitore o educatrice … e tanto più alto è il sentimento di frustrazione più complessa sarà la crisi di collera; ci sono bimbi che si rotolano per terra, che urlano, che mordono ecc.… La rabbia è comunque una forma di comunicazione e una modalità relazionale, non possiamo tirarcene fuori sottovalutando che quel bambino ci sta esprimendo un bisogno, una richiesta, un disagio, un desiderio e quel modo è l’unico possibile che fino a quel momento è riuscito a trovare. Questo non vuol dire che le crisi di collera vadano sostenute, incentivate o permesse ma piuttosto comprese, accolte e verbalizzate. Spesso infatti i bimbi nell’arrabbiarsi mettono alla prova anche i propri limiti e il proprio senso di onnipotenza e molto probabilmente la crisi rappresenta una richiesta di contenimento di questi due aspetti.

Una parte importante è giocata dall’adulto che con la sua modalità di risposta veicolerà un certo messaggio e una certa immagine del bambino. Punizioni o colpevolizzazioni probabilmente restituiranno il messaggio che provare certe emozioni non è permesso, restituendo un senso di inadeguatezza e rinforzando lo stesso comportamento aggressivo; porsi invece in un atteggiamento di comprensione, di ascolto e di verbalizzazione permette al bambino di non sentirsi inadeguato e non accettato. Non sono le emozioni ad essere inadeguate o sbagliate, non permesse, quanto i comportamenti dannosi per sé e per gli altri. La differenza sta nel “cosa provo” e “cosa posso fare” … ciò che provo è istintivo, reattivo, immediato, incontrollabile, ciò che faccio può essere distruttivo o costruttivo a seconda della direzione che scelgo di seguire ed è in questo passaggio che un bambino deve essere aiutato.

Rabbia e aggressività non sono sinonimi: la rabbia è un’emozione che si può provare in relazione a diverse cose e in diverse situazioni, l’aggressività è un comportamento messo in atto per arrecare danno a qualcuno o a se stessi.

I bambini non hanno chiara la differenza tra questi due aspetti e spesso la rabbia è accompagnata da comportamenti volti a far male a se o agli altri. Intervenire con fermezza, determinazione provando a calmare anche fisicamente se necessario un bambino possono essere i primi passi durante una crisi di collera, quando poi si è ripristinato uno stato di equilibrio potrebbe essere utile  verbalizzare quanto accaduto, restituendo significato all’evento, nominando l’emozione e la possibilità di riparare a quanto fatto in modo cha al piccolo non resti solo il senso distruttivo delle sue azioni, ma la possibilità che ciò che si è fatto non è una catastrofe o una rottura della relazione, ma qualcosa di riparabile.

Ma come si insegna la competenza a gestire le proprie emozioni? Innanzitutto accettando che ci si può arrabbiare e che la rabbia non è qualcosa da inibire, nascondere o segregare, ma che fa parte di noi … il punto è quale esempio diamo ai bambini quando siamo noi ad arrabbiarci? Il nostro comportamento e le nostre strategie risolutive saranno oggetto di imitazione, pertanto non si può pretendere che un bambino non urli, quando noi per primi tendenzialmente alziamo la voce; altro aspetto è trovare momenti di condivisione in cui poter parlare della rabbia … leggere un libro, una fiaba, guardare un film o semplicemente una routine quotidiana rappresentano occasioni per nominare un determinato stato emotivo così che il bambino possa rispecchiarsi in quella esperienza.

Dott.ssa Paola Izzo

Psicologa – Psicoterapeuta  

Via Domenico Seghetti 6, Frascati (RM)

Cellulare 328.1837793

Mail: paolaizzo1@virgilio.it

Servizi di consulenza psicologica

Facebook: Psicologa Paola Izzo 

–          Psicoterapia: è rivolto a singoli individui di qualsiasi età o a coppie che sentono il desiderio di un confronto su questioni che incontrano nella propria vita e che sembrano creare confusione, smarrimento, solitudine. Lo scopo è quello di recuperare risorse interne e relazionali tali che anche i momenti di crisi possano diventare occasioni di crescita e cambiamento.

–          Tutor dell’apprendimento: Un professionista competente in difficoltà scolastiche, attraverso strumenti facilitanti e compensativi, sostiene il processo di apprendimento affiancando il bambino/ragazzo nello studio quotidiano. Sono previsti incontri di confronto con la famiglia e con la scuola.

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Scarabocchiando a casa di… l’unica rete nazionale di Nidi famiglia Tagesmutter, Nidi Domiciliari, P.G.E. e Servizi integrativi ed innovativi per la prima infanzia


g1_u28941_a_maria1A cura della Dott.ssa Patrizia Carrozzo per Scarabocchiando a casa di… l’unica rete nazionale di Nidi famiglia Tagesmutter, Nidi Domiciliari, P.G.E. e Servizi integrativi ed innovativi per la prima infanzia

“Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino”. (Maria Montessori)

 Fino a qualche tempo si pensava che accudire un bambino fosse solo dare da mangiare, coccolarlo, garantire un sonno tranquillo e fornire sicurezza al livello fisico, insomma il bambino veniva visto come un essere privo di emozioni e sentimenti, un essere privo di vita propria.

Quando parliamo di emozioni e sentimenti parliamo del bisogno di sentirsi rassicurato, ascoltato visto e conosciuto. Per sentire ciò, il bambino all’interno del nido ha bisogno di sentire che esiste qualcuno che lo pensa, che lo aspetta, che lo accoglie e che si occupa di lui. Per questi motivi è importante e necessaria la figura di riferimento.

Anche i bambini molto piccoli all’interno del nido hanno bisogno di avere rapporti speciali e unici, lasciano che il genitore si occupi di altro e non di loro quando vanno al lavoro, per cui sentono che qualcuno abbia la stessa qualità emotiva e attentiva del proprio genitore. La qualità della relazione naturalmente non sarà la stessa tra genitore e figlio, e non sarà sostitutiva, ma darà al bambino la percezione e sensazione che è un essere speciale ed importante.

Naturalmente questo richiede a chi lavora con i bambini una maggiore mole di lavoro, e anche l’instaurarsi di un attaccamento che purtroppo vivrà una necessaria e sicura separazione, cosa che naturalmente può mettere ansia e paura.

Ma se ricordiamo come anche noi nella vita di adulti viviamo costantemente il bisogno di essere sicuri che qualcuno è per noi un punto di riferimento, con il quale scambiare emozioni, sentirci ascoltati e non giudicati, potremmo capire quanto le difficoltà su descritte possono essere superate per fornire al bambino un ambiente sicuro e protetto emotivamente.

Nel caso dei nidi famiglia in cui il numero dei bambini è piccolo, questo lavoro può essere più semplice poiché i gruppi che ogni mamma gestrice dovrà accogliere sarà esiguo e il rapporto di intimità che si creerà sarà maggiormente possibile.

Il sedersi a tavola con loro, oppure occuparsi di dare il biberon sempre agli stessi bambini permette loro di sentirsi visti e considerati come esseri umani dotati degli stessi bisogni affettivi di un adulto.

Naturalmente allo stesso moda sarà importante creare momenti di condivisione con altri bambini e altre educatrici, per poter attivare nel bambino il piacere della condivisione e del concetto di gruppo.

Credo che ogni educatore debba sentire il bisogno di fornire al bambino questo tipo di sicurezza, perché questo permette di sentirsi dentro una relazione che si costruisce nel tempo e nello spazio e che porta con sé affetto, emozioni e sentimenti, ascolto, accudimento, accoglienza che fanno dell’essere umano un essere felice.

Patrizia Carrozzo

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